17) Horkheimer. Vecchi problemi, nuovi metodi di ricerca.
Dopo la nomina a presidente dell'Istituto per la Ricerca Sociale
di Francoforte nel 1931, Horkheimer presenta il suo programma,
secondo il quale bisogna comprendere ed approfondire i rapporti
che intercorrono fra economia, psicologia individuale e cultura
nella societ moderna. Lo spirito e la realt non sono separati,
n separabili.
M. Horkeimer, I compiti dell'Istituto per la ricerca sociale di
Francoforte (pagine 358-360).

 Non solo all'interno della filosofia della societ in senso
stretto, ma anche nell'ambito della sociologia come in quello
della filosofia generale, a poco a poco le discussioni sulla
societ si sono cristallizzate sempre pi chiaramente intorno a un
problema che non ha soltanto carattere di attualit, ma  insieme
la versione odierna di problemi filosofici molto antichi e
importanti: al problema della connessione che sussiste tra la vita
economica della societ, lo sviluppo psichico degli individui e i
cambiamenti che hanno luogo nelle sfere culturali in senso stretto
- alle quali non appartengono solo i cosiddetti contenuti
spirituali della scienza, dell'arte e della religione, ma anche il
diritto, il costume, la moda, l'opinione pubblica, lo sport, le
forme di divertimento, lo stile di vita, eccetera L'intento di
studiare le relazioni tra questi tre ambiti non  altro che una
formulazione, pi adeguata ai metodi disponibili e allo stato del
nostro sapere, del vecchio problema della connessione fra
esistenza particolare e ragione universale, fra realt e idea, fra
vita e spirito; solo che questo vecchio tema viene appunto
collocato in una nuova costellazione di problemi.
E' vero, questo argomento  solitamente oggetto di riflessioni
metafisiche (si veda la Sociologia della conoscenza di Scheler),
oppure si stabilisce, in proposito, qualche tesi generale pi o
meno dogmatica - ossia si riprende, abitualmente, una delle teorie
storicamente apparse, semplificandola, e la si usa per combattere
tutte le altre. Per esempio si spiega che l'economia e lo spirito
sono espressioni diverse di una sostanza identica: ed  cattivo
spinozismo. Oppure si afferma che le idee, i contenuti
spirituali irrompono nella storia e determinano l'agire umano,
costituiscono il momento primario, mentre la vita materiale 
secondaria, derivata; il mondo e la storia si fondano nello
spirito: ed  un Hegel capito male, astrattamente. O viceversa si
crede quanto segue: l'economia, ossia l'essere materiale, 
l'unica vera realt; la psiche degli uomini, la personalit come
il diritto, l'arte, la filosofia, devono essere derivati
interamente dall'economia, sono un semplice riflesso
dell'economia; ed  un Marx inteso in modo astratto, e quindi
capito male. Ora, prescindendo dal fatto che queste tesi esprimono
una separazione acritica, invecchiata ed estremamente problematica
dello spirito dalla realt, che attribuiscono ingenuamente a
questa separazione un carattere assoluto, e quindi non la superano
dialetticamente, tali dichiarazioni si sottraggono di principio a
ogni controllo, finch sono prese sul serio in questa loro
astrattezza: tutte, indistintamente, riescono facilmente ad avere
sempre ragione. In genere tali convinzioni dogmatiche sono
risparmiate dalle particolari difficolt scientifiche del problema
gi per il fatto che - consciamente o inconsciamente -
presuppongono una corrispondenza costante fra i processi ideali e
materiali, e sogliono trascurare o addirittura ignorare il
complicato ruolo di mediazione che  svolto dagli elementi
psichici.
Le cose cambiano, se il problema  formulato in questa maniera pi
precisa: quali connessioni  possibile accertare - in un
determinato gruppo sociale, in un periodo determinato, in
determinati paesi - fra il ruolo svolto da questo gruppo nel
processo economico, i cambiamenti intervenuti nella struttura
psichica dei suoi membri, e i pensieri e le istituzioni che
agiscono su questo stesso gruppo come totalit minore nel tutto
sociale, e sono a loro volta il suo prodotto? Allora si delinea
concretamente la possibilit di avviare veri lavori di ricerca - e
l'Istituto deve appunto intraprenderli.
E. Arrigoni, L'uomo ad una dimensione di Marcuse, Paravia,
Torino, 1990, pagine 151-152.
